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Dieta per le intolleranze

Ultimamente si fa un gran parlare anche di intolleranze alimentari (non mediate da immunità), se non addirittura di vere e proprie allergie ad alcuni cibi (mediate da immunità). Dietro questo mondo c'è un giro di interessi miliardario che va dai medici e dai macchinari per la loro diagnosi, a tutti gli “alimenti speciali” venduti per coloro che dovrebbero essere intolleranti a qualche alimento.

I principali sospettati come responsabili di una serie infinita di disturbi sono il grano, il latte e tutti i suoi derivati, ma spesso vengono inclusi nella lista nera tutti i cereali, alcuni tipi di frutta, gli zuccheri in generale, a volte anche altri alimenti. Chiaramente sconsigliare l'utilizzo del grano perché ritenuto responsabile di tutta una serie di disturbi di cui un paziente soffre, significa rendere la vita molto complicata a quella persona, tanto più se invece di un alimento solo, si tratta di molti.

La pratica clinica del Dottor Romoli gli dimostra che gran parte delle intolleranze vantate non esistono. Solo pochi casi sono veramente risultati veritieri al test reale: l’introduzione graduale degli alimenti. Dopo quasi 40 anni di prove, egli diffida delle tecnologie che vengono oggi utilizzate per le diagnosi di intolleranze alimentari. A maggior ragione non si fida dei test dove si utilizza come parametro il corpo del terapeuta (test kinesiologici). Sostiene che gli interessi personali possono confondere anche quello più in buonafede. Ma poi perché utilizzare il proprio corpo per misurare una diminuzione di forza quando basterebbe un semplice dinamometro? Questo non vuol dire che non esistano le persone che sono realmente intolleranti a qualche alimento.

Vista la mancanza di sistemi che gli garantissero una corretta diagnosi, il nostro Dottore ha messo a punto una dieta che consiste in una graduale introduzione di tutti i cibi: ciò permette di fare un vero test in "vivo" sul paziente per scoprire a quale alimento sia intollerante. Egli spiega che il suo sistema è molto semplice: il primo giorno si mangia esclusivamente un tipo di verdura, spesso la carota, insieme ad acqua. Comunque una verdura o un ortaggio che si è ragionevolmente sicuri il soggetto tolleri. Il secondo giorno, se tutto va bene, si aggiunge un altro alimento. Il giorno successivo, se non c’è stata l’insorgenza di alcuno dei sintomi lamentati, si inserisce un terzo alimento, e così via, continuando a immettere un nuovo cibo ogni giorno fino a che, a un certo punto, non si presentino i fastidi causa della visita. L'ultimo nutriente introdotto è quello responsabile dell’intolleranza.

In questo modo oltre a riuscire a isolare l’alimento responsabile del disturbo, visto che per i primi giorni si utilizzano quasi sempre frutta e verdura, si ha l'occasione di fare una cura disintossicante, molto simile a certi tipi di digiuno.

A questo punto si procede alla formulazione di uno schema alimentare che preveda l'esclusione dell'alimento incriminato. Si tratta di un provvedimento temporaneo, perché molto spesso col tempo il cibo in questione può essere reintrodotto gradualmente.